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Hai cause o processi pendenti davanti a tribunali ordinari o giudici amministrattivi che durano da piu’ di tre anni e ti senti sfiduciato per la lentezza con cui procede la giustizia italiana?


La legge 24.03.2001 n. 89 (c.d. Legge Pinto) ha introdotto nell’ordinamento Italiano, a seguito dei richiami della Corte di Giustizia Europea, una forma di tutela per il cittadino che deve subire i tempi lunghissimi delle giustizia italiana.

Sono noti i tempi estremamente dilatati dei giudizi civili, di quelli penali o amministrativi.

Sono altresì ben noti gli effetti deleteri che i lunghi tempi processuali vengono ad avere sulla persona, lo stress emotivo ricollegato all’attesa di un risultato che subisce continui ritardi e rimandi. Per non parlare dei danni economici ricollegabili a menzionati tempi dilatati.

Quando nell’ormai lontano marzo 2001 interveniva la Legge Pinto si aprivano ampi margini per ottenere una celere condanna dello Stato per i tempi lunghi della giustizia (processi con una durata superiore a tre anni), attraverso una procedura velocissima e con risultati più che satisfattivi a livello risarcitorio.

Con il passare degli anni ed il moltiplicarsi delle condanne si arrivò ad una situazione paradossale in cui lo Stato venendosi a trovare in serie difficoltà di adempiere a tutte le richieste risarcitorie, iniziava ad accumulare debiti. Da qui gli interventi sulla Legge Pinto volti a ridurre la quantificazione dei risarcimenti e la portata operativa della legge stessa.

Con la legge di stabilità del 2016 è stato introdotto un piano straordinario di rientro dal debito della Legge Pinto ed una procedura più snella per assicurare il pagamento dei nuovi decreti di condanna; è questa una nuova opportunità per ricorrere a questo strumento (peraltro privo di spese) ed ottenere il risarcimento del danno subito dalla lentezza dei processi.

Si riportano qua di seguito alcune informazioni e requisiti base:

1) Il processo civile, penale o amministrativo deve avere una durata superiore a tre anni in primo grado, due anni in secondo grado, un anno in Cassazione.

Il processo di esecuzione forzata deve avere durata superiore di tre anni e la procedura concorsuale di sei anni.

2) Il diritto al risarcimento del danno scatta indipendentemente dall’esito positivo del processo, della causa o della procedura essendo punita la negligenza dello Stato di per sé ed il conseguente danno che il cittadino viene a subire ciò sia se abbia di fatto ragione o torto in punto di diritto;

3) La domanda di riparazione deve essere proposta a pena di decadenza entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è diventata definitiva;

4) La misura dell’indennizzo viene determinata in modo estremamente variabile; ovviamente a maggiore durata del processo corrisponde una misura dell’indennizzo più elevata; si va dai 400/800 ai 1.600 euro per ciascun anno che eccede il termine di ragionevole durata del processo (fissato come visto in tre anni);

5) Per ottenere una riduzione delle domande risarcitorie nuovi interventi legislativi hanno ristretto il campo di applicazione della legge Pinto (ovviamente le nuove regole valgono solo per le vertenze recenti), prevedendo dei “rimedi preventivi” che la parte in giudizio dovrebbe richiedere al fine di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per accelerare i tempi della causa o del processo;

6) La procedura di cui alla Legge Pinto non prevede particolari spese e viene chiusa in tempi molto brevi (inferiori ai sei mesi).

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Verificheremo senza alcun impegno la sussistenza dei presupposti per ottenere la domanda risarcitoria di cui alla legge Pinto fornendo tutte le delucidazioni più opportune per il singolo caso.